STORIA DEL NOSTRO CIRCOLO

ARCI1 ARCI2222Negli anni 60 la vita dei CIRCOLI e delle CASE DEL POPOLO risente dei mutamenti profondi in atto nel paese.Il cosiddetto “miracolo economico”, pur caratterizzato da profondi squilibri, sperequazioni e contraddizioni economico-sociali, determina tuttavia un notevole sviluppo produttivo e l´espansione del lavoro terziario. Aumenta il reddito pro-capite ed aumentano i consumi, in particolare quelli dei beni durevoli. L´espandersi della motorizzazione privata e la televisione hanno conseguenze dirette sulle abitudini e sul costume della gente modificandoli sensibilmente. Le trasformazioni tecnologiche da una parte e la ripresa del movimento sindacale dall´altra, portano alcuni risultati a favore dei lavoratori, come la riduzione dell´orario di lavoro a 40 ore settimanali e l´aumento dei salari fortemente corrosi dalla rapida crescita dell´inflazione. L´ARCI e´ impegnata a favorire l´apertura delle CASE DEL POPOLO al nuovo rappresentato dai giovani.In questo clima,a CREMA CR, un gruppo di soci, tra i quali spiccavano i nomi di Maneffa Augusto, Rossi Delvaro, Carera Maurizio, Marchini Palmiro, Zacchetti Vitale, Mussa Angelo, Galmozzi Alfredo, Zanini Paolo e Boschiroli Michele diede vita il 01/01/60 al circolo che allora si chiamava “Circolo Endas”. Solo successivamente, il 01/01/68 il circolo assunse l’attuale denominazione di “Circolo Arci Crema Nuova”.Il primo presidente fu Maneffa Antonio.L’attuale sede fu presa in affitto dall’allora federazione del P.C.I. e nel corso degli anni ha subito diverse trasformazioni architettoniche e ristrutturazioni tanto che l’impianto originario non è oggi più riconoscibile. Al suo interno il circolo ospita 2 campi da bocce sintetici e la relativa società bocciofila ARCI COOP, nonchè l’associazione ARCI PESCA e la squadra di calcio a 5 ARCI CREMA NOA.

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2004-2013 L’ASSOCIAZIONISMO MOTORE DI RICOSTRUZIONE SOCIALE E CULTURALE NEGLI ANNI DELLA CRISI GLOBALE

Nell’ottobre del 2004 si tiene a Roma il congresso straordinario che elegge presidente Paolo Beni. Nei mesi seguenti l’associazione dedica grande impegno alla costruzione di coordinamenti nazionali per aree tematiche di lavoro, per potenziare il coinvolgimento delle strutture territoriali nell’elaborazione politica e programmatica.
Fra il 2004 e il 2005 si tengono importanti approfondimenti seminariali sui temi delle attività internazionali, della cultura, del welfare, degli strumenti organizzativi.  Cresce l’impegno dell’Arci nei settori dell’altraeconomia, della finanza etica, dell’ambiente, della lotta alle mafie, insieme all’intensificarsi del lavoro sul terreno della cittadinanza,  dell’equità sociale, dei diritti dei migranti, della lotta al precariato, della difesa della scuola pubblica.
Nel febbraio del 2006 a Cervia si tiene il congresso nazionale, dopo una campagna congressuale molto partecipata. In un clima fortemente unitario, il congresso conferma la presidenza di Paolo Beni. Col congresso di Cervia l’associazione decide di tornare a chiamarsi semplicemente Arci, come nel 1957: il miglior segnale di vitalità per un’associazione antica e capace di grande modernità, che a cinquant’anni  dalla sua fondazione continua a rivestire un ruolo fondamentale nella società italiana.
Nel 2007, con un’ampia partecipazione di soci e personalità istituzionali, si tengono a Firenze le celebrazioni per il cinquantenario dalla fondazione dell’Arci. Negli anni seguenti l’associazione, che continua a crescere nel numero di iscritti e di circoli affiliati, diversifica ulteriormente le sue attività  per meglio rispondere alla mutata domanda sociale e rilancia con forza la propria iniziativa politica nell’ambito dell’azione unitaria del terzo settore italiano.
Nel 2008 si tiene a Pesaro un importante seminario interno di riflessione sui temi delle modificazioni sociali e culturali in atto nel paese e dell’innovazione delle politiche di insediamento e di sviluppo dell’associazione nei territori.
Il successivo congresso nazionale, che conferma Paolo Beni alla presidenza, si svolge a Chianciano nella primavera del 2010. La crisi economica e finanziaria globale iniziata nel 2008 sta producendo anche in Italia effetti pesanti. Crescono il disagio sociale, la disoccupazione, la condizione di insicurezza e precarietà di fette sempre più ampie della popolazione. Al tempo stesso le scelte del governo Berlusconi stanno trascinando la società italiana in una profonda regressione culturale e morale, è sempre più evidente la crisi dell’etica pubblica e della democrazia.
Dopo le dimissioni del governo Berlusconi, si insedia il 18 novembre del 2011 il ‘Governo tecnico’ guidato da Mario Monti. Apprezzato dall’Ue, il nuovo governo si attiene rigidamente ai diktat europei, inasprendo le politiche di austerity imposte dalla Troika e gradite ai mercati internazionali. Questo comporta una politica di tagli che rende la crisi sociale sempre più aspra e precipita il paese nella recessione.
Con la conferenza organizzativa tenuta a Tivoli nel novembre del 2012, l’Arci rilancia con forza il suo progetto associativo proponendosi come motore, nei suoi circoli e nelle comunità locali, di un capillare lavoro di animazione sociale e di ricostruzione culturale, necessario al Paese per uscire dalla crisi. Intanto, nello scenario politico, accadono importanti novità.
Nel dicembre del 2012, il PdL ritira l’appoggio al governo Monti e il Presidente della Repubblica scioglie le Camere con alcune settimane di anticipo rispetto alla scadenza della Legislatura. Il 24 e 25 febbraio 2013 si tengono le elezioni politiche che fanno registrare una vittoria di stretta misura della coalizione di centro-sinistra sul centro-destra, e una affermazione del Movimento 5 Stelle guidato da Beppe Grillo.
Il 22 marzo il Presidente della Repubblica affida un mandato esplorativo per formare il nuovo Governo a Pierluigi Bersani, che però Il 28 marzo è costretto a rimettere il mandato senza alcun esito positivo.
Il 19 aprile, dopo l’esito fallimentare delle candidature a Presidente della Repubblica di Franco Marini e Romano Prodi, Bersani si dimette da segretario del Partito Democratico.
Il 20 aprile Giorgio Napolitano viene eletto per il secondo mandato e dopo 4 giorni affida ad Enrico Letta l’incarico di formare un governo di ‘larghe intese’, che ottiene la fiducia del Parlamento.
A giugno l’Arci organizza a Viterbo il suo Forum nazionale, occasione di incontro, scambio di esperienze e dibattito con i circoli di tutta Italia, per capire come l’associazione possa svolgere un ruolo più efficace in un periodo segnato dalla più grave crisi economica, sociale e culturale del dopoguerra. Tre i temi al centro del dibattito: democrazia, politica e partecipazione, crisi economica e risposta sociale, cittadinanza e diritti. Alla ripresa autunnale, con l’approvazione del documento preparatorio da parte del Consiglio nazionale, inizia il percorso verso il XVI Congresso nazionale, che si svolgerà a marzo del 2014.

1996–2007 L’OPPOSIZIONE AL BERLUSCONISMO, LA STAGIONE DEI MOVIMENTI, IL NUOVO PROTAGONISMO POLITICO DELL’ARCI

Nel 1994 diviene presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con una decisa affermazione elettorale di Forza Italia, movimento politico nato come risposta moderata e neoconservatrice alla crisi del sistema democristiano, attorno al quale si consolida un nuovo asse di centro-destra che persegue una svolta iperliberista in campo economico e l’esasperazione del conflitto sociale. E’ l’inizio del “berlusconismo”, fenomeno che va ben oltre la figura del suo leader e porta alla graduale affermazione di un modello di società fondato su nuovi conformismi ideologici, individualismo, egoismo corporativo, esclusione dei soggetti più deboli, abbassamento dei diritti e delle tutele sociali. Sono tendenze destinate ad incidere a fondo nell’evoluzione della società italiana, nonostante la parentesi di un quinquennio di governo del centrosinistra, che vince le elezioni del 1996 con la coalizione guidata da Romano Prodi dopo una campagna politica diffusa in cui l’Arci impegna tutte le sue forze.
Sono anche gli anni della guerra della NATO contro la Serbia. L’Arci si schiera decisamente contro la scelta del governo di centro sinistra di appoggiare la missione e promuove numerose iniziative concrete di intervento umanitario nei paesi dell’ex-Jugoslavia, nei quali è già da anni attiva con progetti di solidarietà e cooperazione.
Nell’aprile del 1997 nell’XI congresso nazionale di Roma viene eletto presidente Tom Benetollo, figura di primo piano del pacifismo italiano e non solo, che sarà l’artefice del rilancio progettuale e politico dell’associazione negli anni successivi, ma scomparirà prematuramente il 20 giugno 2004.
Nella seconda metà degli anni ’90 l’Arci è fra i protagonisti più attivi della fertilissima stagione del terzo settore italiano, in cui si costruiscono nuove relazioni ed alleanze fra le reti dell’associazionismo laico e cattolico, del volontariato e della cooperazione sociale. L’Arci è fra i fondatori del Forum Nazionale del Terzo Settore e della Banca Popolare Etica, di Libera (associazione di associazioni contro le mafie) e di TransFair (network italiano per la promozione del commercio equo e solidale), tutte esperienze che avranno un peso decisivo nell’affermazione di temi di grande rilievo negli anni a venire.
Sempre in questo periodo l’Arci consolida molte delle sue tradizionali campagne: il Meeting Europeo Antirazzista, la Festa della Musica e la Giornata del Teatro, la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo sono solo alcuni degli esempi.
Il 30 settembre del 1999 a Seattle, con le manifestazioni di protesta in occasione della riunione del Wto, emerge all’attenzione del mondo per la prima volta in modo clamoroso la protesta dei movimenti di critica agli aspetti economici, sociali, culturali e politici della globalizzazione neoliberista. Ben presto il movimento “per un mondo diverso possibile” diviene un fenomeno planetario. L’Arci sceglie di esserne protagonista, e partecipa fin dal 2001 al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre in Brasile.
Nel maggio 2001 in Italia torna al Governo la coalizione di centrodestra guidata da Berlusconi. Il 20 luglio si riunisce a Genova il vertice dei G8, le otto maggiori potenze del pianeta. Il movimento antiglobalizzazione organizza imponenti contestazioni che portano nella città ligure centinaia di migliaia di manifestanti da tutto il mondo. L’Arci è tra gli organizzatori e mobilita migliaia di soci. Le forze dell’ordine reprimono duramente le manifestazioni causando la morte del giovane Carlo Giuliani e si rendono responsabili di violenze gravissime sui manifestanti. Le giornate di Genova saranno ricordate come il più grave episodio di violazione delle libertà democratiche nella storia recente del paese.
L’11 settembre dello stesso anno il terrorismo islamico porta il suo attacco al cuore dell’America di Bush, colpendo le Torri Gemelle e causando migliaia di morti. La risposta Usa non si fa attendere ed è l’aggressione all’Afghanistan in nome della guerra globale al terrorismo. Il 14 ottobre si svolge una delle più grandi marce della Pace Perugia-Assisi con una foltissima partecipazione dell’Arci. In risposta alla spirale di guerra e terrore cresce la domanda di pace fra milioni di persone.
Il 23 marzo 2002 l’Arci partecipa alla manifestazione nazionale indetta dalla CGIL contro l’attacco del governo allo statuto dei lavoratori. Ben tre milioni di persone invadono Roma, ed è una risposta straordinaria alle politiche neoliberiste del centro-destra.
Nel frattempo il movimento altermondialista, superato lo shock di Genova, lavora alla preparazione del primo Social Forum Europeo. Come sede dell’appuntamento continentale viene scelta Firenze, e l’Arci ha un ruolo determinante nella costruzione dell’evento, in una situazione difficile per la violenta campagna allarmistica scatenata dalla destra e dai maggiori mezzi di informazione. Nonostante i pesanti tentati di boicottaggio il Forum si svolge regolarmente dal 6 al 10 novembre ed è un successo straordinario di partecipazione e di consensi. Per il movimento si aprono inedite opportunità per portare al centro dell’agenda politica i temi altermondialisti.
Pochi mesi dopo, il 15 febbraio del 2003, contro la minaccia di una nuova guerra Usa all’Iraq si tengono in contemporanea in tutte le capitali del pianeta centinaia di manifestazioni pacifiste. La più imponente è quella di Roma, costruita grazie alla convergenza unitaria di tanti soggetti diversi nel Comitato “Fermiamo la Guerra”, al quale l’Arci dedica moltissime energie. Mobilitazione che continuerà con grande intensità nei mesi successivi per chiedere la fine della guerra e dell’occupazione militare dell’Iraq.
In questi anni l’Arci sta diventando un enorme laboratorio sociale, politico e culturale. Migliaia di eventi coinvolgono le sue strutture territoriali e mostrano un’associazione più che mai vitale, che si misura con i grandi temi della pace, della giustizia, dei diritti, coniuga partecipazione e associazionismo con la critica del sistema sociale ed economico mondiale, moltiplica i suoi campi di intervento. I terreni di elaborazione ed iniziativa sono ormai tantissimi, dalla cultura ai progetti nel welfare locale, e poi antimafia, diritti dei migranti, pace e cooperazione, campagne sui diritti civili, consumerismo, ambiente, la promozione della cittadinanza attiva, il rinnovamento della politica attraverso la partecipazione responsabile dei cittadini.
Nel 2004 l’Arci perde improvvisamente Tom Benetollo. E’ un colpo durissimo per l’associazione, che però dimostra di saper reagire con maturità, compie le sue scelte tempestivamente e con grande unità e riprende senza esitazioni il suo cammino. Nei mesi che seguono l’Arci dedica un notevole sforzo alla costruzione di coordinamenti nazionali di lavoro che garantiscano il coinvolgimento costante delle strutture territoriali nell’elaborazione delle politiche e dei programmi dell’associazione in ciascuna delle sue principali aree di intervento (cultura, attività internazionali, welfare, immigrazione). Fra il 2004 e il 2005 si tengono importanti e partecipati momenti di approfondimento seminariale per i dirigenti territoriali sui temi delle attività internazionali (a Siena), della cultura (a Cortona), del welfare (a Terni), degli strumenti organizzativi (a Modena).
La fitta rete di relazioni e alleanze costruita negli ultimi anni fa dell’Arci un punto d’incontro e spesso di sintesi di molti percorsi politico/associativi. Il suo impegno nel campo della sostenibilità, dell’altraeconomia e della finanza etica cresce con la partecipazione ad appuntamenti nazionali come Terra Futura e la rete Sbilanciamoci. Si intensifica il lavoro sul terreno dei diritti di cittadinanza con la mobilitazione contro i Cpt e per il diritto di voto dei migranti, nuove campagne di grande coinvolgimento si sviluppano sul tema del lavoro precario, le attività internazionali si arricchiscono dell’esperienza dei campi di lavoro all’estero per i giovani. Un forte impegno viene profuso nel sostegno al referendum sulla procreazione assistita (2005) e a quello, fondamentale, in difesa della Costituzione (2006).
L’associazione partecipa attivamente al dibattito politico della sinistra sostenendo lo sforzo unitario che porterà alla nascita della coalizione dell’Unione per le elezioni del 2006 e contribuisce, con le proposte della campagna “Cambiare si Può”, alla costruzione di quello che sarà il programma del governo guidato da Romano Prodi.
Nel febbraio del 2006, a Cervia ben 500 delegati partecipano al congresso nazionale dell’associazione, dopo una campagna congressuale partecipata come mai era avvenuto, con centoquaranta congressi territoriali, oltre mille assemblee di circolo e circa 35.000 soci direttamente coinvolti nella discussione. In un clima fortemente unitario, il congresso di Cervia segna l’approdo della lunga fase di transizione avviata all’inizio degli anni ‘90. L’associazione rilancia con forza il suo progetto e decide di eliminare ogni aggettivo dal suo nome per tornare a chiamarsi semplicemente Arci, come nel 1957. Il miglior segnale di vitalità per un’associazione antica e capace di grande modernità, che a cinquant’anni dalla fondazione conferma di essere una forza viva della società italiana, una risorsa per costruire un paese migliore.

1984-1995 LA FINE DELL’ESPERIENZA CONFEDERALE, IL RITORNO ALLA CENTRALITà DEI CIRCOLI E IL PROGETTO DELLA NUOVA ARCI

Nell´86 l´associazione cambia ancora modello organizzativo, trasformandosi in confederazione di associazioni autonome. A completare questo mosaico di associazioni autonome, con una storia comune (Uisp, ArciCaccia, Lega Ambiente, Arci Gay, Arciragazzi, Movimento Consumatori ecc.), che aderiscono e costituiscono la confederazione ARCI, nasce nel 1987 ARCI NOVA, che prende l´eredità della vecchia Arci nel rapporto col tessuto circolistico e nell´impegno sul terreno culturale.
Nella seconda metà degli anni ´80 il sistema confederale Arci stenta a ricondurre ad unità la sua galassia di associazioni tematiche e tende ad una progressiva frantumazione, nonostante che l’orizzonte ideale e culturale resti potenzialmente unitario. L´associazione soffre il rischio di uno scollamento fra la sua dimensione nazionale e le strutture di base, e vive un po´ ripiegata su se stessa alla ricerca di un nuovo modello organizzativo. Nonostante ciò l’universo Arci continua a svolgere una funzione, spesso insostituibile, di aggregazione sociale e di stimolo alla partecipazione, contribuendo alla tenuta democratica e alla difesa dei valori civili nei difficili anni ´80, caratterizzati dal dilagare dell’individualismo e dell’omologazione culturale. In questi anni l´iniziativa dell´Arci e successivamente di Arcinova da vita a progetti culturali importanti, che talvolta assumono rilevanza di livello nazionale ed anche europeo.
All´inizio degli anni ´90, con il crollo dei sistemi del cosiddetto “socialismo reale” e le grandi modificazioni dello scenario nazionale e internazionale che l’accompagnano, si apre una fase completamente nuova anche in Italia. Il contesto politico muta profondamente, la vicenda di tangentopoli apre la strada ad ulteriori cambiamenti, entra in crisi la credibilità del sistema dei partiti, si allarga la distanza fra cittadini, politica ed istituzioni, creando un pericoloso indebolimento della dimensione pubblica della vita civile. Un vuoto di rappresentanza e di relazioni che spesso viene colmato proprio dalle funzioni svolte da associazioni, organizzazioni della società civile, movimenti che con diverse modalità si fanno interpreti di un bisogno di protagonismo civile non soddisfatto.
La Confederazione Arci, che non a caso intitolava il suo congresso del 1989 “per una cultura europea della solidarietà e delle differenze”, ed Arcinova, creata per dare nuova vitalità al ruolo dei circoli di base, reagiscono alle sfide poste dai grandi cambiamenti in atto approdando a una comune volontà di rinnovamento che parte anzitutto dal recupero dei valori originari dell’esperienza storica dell’Arci: la solidarietà, la mutualità, la promozione e la sperimentazione culturale, la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini alla vita democratica. Un processo che si fonda sul pieno recupero delle funzioni storiche di circoli e case del popolo, strutture portanti del sistema Arci, rete di luoghi della partecipazione consapevole e della promozione umana e civile degli individui attraverso le esperienze collettive.
In questa fase il processo di rinnovamento dell’Arci produce nuovi settori di attività che sempre più si integrano con le funzioni tradizionali dei circoli, nel campo dell’impegno sociale e della solidarietà, della cooperazione e delle relazioni internazionali, delle iniziative di lotta all´esclusione sociale e al razzismo.
Nel 1994 inizia il percorso che porta alla costituzione di “Arci Nuova Associazione”, soggetto in cui confluiscono Arcinova e molte delle esperienze nate negli ultimi anni nell’ambito della Confederazione (arcisolidarietà, solidarietà internazionale, nero e non solo ecc.). L’intento è quello di raccogliere l’eredità della tradizione associativa di base dell´Arci, con i suoi valori originari di mutualità e solidarietà, e investirla in un nuovo progetto adeguato ai bisogni della società che cambia. Al centro di questo progetto, di cui Arcinova è la struttura portante, ci sono le persone e i loro bisogni, l’emergenza di nuovi soggetti sociali, l’innovazione delle poltiche di welfare, i diritti di cittadinanza, la cultura della convivenza e della pace, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
Altre realtà da sempre legate all’Arci come la Uisp, o nate più recentemente nel suo ambito come Legambiente, Arci Gay, Arci Ragazzi e Movimento Consumatori, stipulano con la nuova associazione un patto federativo, aperto ad accogliere altre esperienze.