VISITA AI CASTELLI DI GRINZANE CAVOUR E BAROLO 06/11/05 E PRANZO PRESSO IL RISTORANTE”AL CASTELLO” DI BENEVELLO (CN)

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Grinzane Cavour


Certo da secoli presente su quei colli, sue origini si perdono nella notte dei tempi, in quanto non ?dato sapere l?epoca esatta in cui ne vennero poste le fondamenta. E per raccontare la sua storia dobbiamo risalire fino agli eventi che videro protagonista , il mitico cavaliere franco che, come vuole la leggenda, ottenne da I, imperatore del Sacro Romano Impero, tutta la terra percorsa “armato in guerra” cavalcando ininterrottamente tre giorni interi su tre velocissimi cavalli: si dice che allora Aleramo and?dal fertile Monferrato alle coste della Liguria, passando per le alture delle Langhe.Non dovrebbe essere lontano dal vero affermare che, usata in tempo di guerra come centro di raccolta delle milizie, diveniva nei periodi di pace residenza occasionale o forse luogo di sosta fastoso durante le battute di caccia, organizzate dai nobili locali.?
La storia del feudo di Grinzane e del suo castello è assai complessa: oltre nove secoli di vicissitudini, durante i quali ha subito vari passaggi di proprietà, dal Camillo(sindaco di Grinzane) al Carlo Alfieri di Sostegno(deputato di Alba), nonché varie signorie e moltissimi feudatari.La marchesa Alfieri, figlia di Carlo, don?il castello e dieci ettari di terreno all?Amministrazione comunale di Alba, che dal 1931 aveva inglobato quella di Grinzane, allo scopo di istituire una colonia elioterapica per bambini bisognosi. Ritornato autonomo nel , il comune di Grinzane rivendic?la totale propriet?del castello promuovendo un lungocontenzioso finito al Consiglio di Stato che, “salomonicamente”, decretò l’assegnazione ad entrambi i comuni della propriet?indivisa dando vita alla fondazione Adele Alfieri di Sostegno, eretta in Ente morale nel 1957, amministrata oggi da un consiglio paritetico eletto dai due consigli comunali.

Falletti di Barolo

La storia del castello Falletti si ritiene avere inizio, vista l’assenza di documenti storici sulla sua nascita, nel decimo secolo, quando Berengario I consentì al feudatario locale l’erezione di una difesa efficace contro le frequentissime scorrerie degli Ungari prima e dei Saraceni poi. Di quella struttura originaria rimane ben poco: il mastio, ancora oggi visibile, fa parte di essa. prima testimonianza scritta risale al ‘200in un atto di cessione di proprietà da parte dei signori di Marcenasco in favore del comune di Alba che, pochi anni dopo, lo cedette ai Falletti che lo ristrutturarono significativamente e ne fecero dimora stabile di un ramo del casato. Il catasto del 1524 cita la presenza di una trentina di case intorno al castello, case gradualmente scomparse per far posto ad appendici successive del castello stesso. 1544, invece, fu fatto “rovinare” e saccheggiare dal governatore francese della vicina Cherasconel corso delle lunghe guerre dell’epoca. Toccò successivamente a Giacomo e Manfredo riparare i consistenti guasti, apportando ulteriori modifiche migliorative. Il nuovo, frutto dei rimaneggiamenti cinquecenteschi, sostanzialmente immutato fino al 1864, anno della morte di Juliette Colbert, ultima marchesa FallettiNel frattempo il castello era già “decaduto” a residenza di campagna a causa del trasferimento della dimora principale dei Falletti, avvenuto nel 1814, al Palazzo Barolo di Torino. Tra i suoi illustri ospiti durante l’ultima epoca dei Falletti spicca senza dubbio Pellico, presentato alla marchesa da Cesare Balbo dopo la decennale prigionia dello Spielberg, divenuto poi negli anni intimo amico, fidato consigliere nonché amministratore della biblioteca Falletti. Il Pellico e la Marchesa erano soliti trascorrere insieme lunghe giornate tra castello Falletti e il castello della Volta, dediti alla lettura e alla conversazione. Alla morte della Colbert,il castello Falletti passò all’Opera Pia Baroloche, con pesanti lavori di ristrutturazione che ne alterarono profondamente la struttura, trasformò nel Collegio BaroloRuolo del Collegio, attivo fino al 1958, era di dare una possibilità di studiare a ragazzi economicamente in difficoltà. 1970 fu acquistato dal Comune di Barolo, grazie soprattutto a una pubblica sottoscrizione cui furono in molti a contribuire generosamente. Nel corso degli anni è stato restaurato in modo capillare e il risultato non scontenterà certamente i visitatori.

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