RAVENNA E MISANO ADRIATICO 04-06/06/10

Questo slideshow richiede JavaScript.

RAVENNA

Insediamento di epoca remota, il [toponimo] si ritiene derivi da un prelatino “*rava”, probabilmente di origine umbra, che in origine designava un “dirupo prodotto da acqua che scorre” e successivamente “canale, palude, bassura, fanghiglia”, unito ad un suffisso “-enna”, di origine etrusca.
Fin dalla preistoria il tratto della Val Padana su cui sorse Ravenna fu caratterizzato dalle frequenti esondazioni dei brevi fiumi ad andamento torrentizio che scendono dall’Appennino verso il Mare adriatico. Ciò portò alla formazione di ampie zone lagunari, che da Ravenna si estendevano fino a lambire il Po (che sfociava più a sud rispetto al corso attuale), creando un vasto agglomerato lagunare chiamato Valle Padusa.
Mancano testimonianze archeologiche della fondazione di Ravenna. Le origini sono incerte. I primi insediamenti della zona furono opera di Tessali, Etruschi ed Umbri, successivamente sul suo territorio si insediarono anche i Galli Senoni, specialmente dal fiume Montone verso sud, comprendendo tutto l’Ager Decimanus, ovvero la campagna a sud di Ravenna, il territorio cosiddetto delle Ville Unite, che non era un territorio lagunare rispetto invece alle zone a nord. L’abitato consisteva di palafitte distribuite su una serie di piccole isole situate all’interno della Valle Padusa, una situazione simile alla Venezia di secoli dopo.
La caratteristica fondamentale di Ravenna per tutta l’antichità fu proprio quella di essere circondata dalle acque ed accessibile solo dal mare. Tale peculiarità non passò inosservata ai Romani. L’imperatore Cesare Ottaviano Augusto dislocò la flotta militare dell’alto Adriatico. Per questo fine l’imperatore fece eseguire importanti lavori di sistemazione idraulica: fece scavare la Fossa Augustea, un canale che collegava il Po con l’ampio specchio di acqua a sud di Ravenna e qui fondò il porto di Classe. Il porto fu realizzato con in criteri di una poderosa macchina militare. Secondo Plinio il Vecchio, poteva contenere fino a 250 triremi e 10000 marinai o classari destinati al controllo di tutto il Mediterraneo orientale (la base destinata al controllo del Mediterraneo occidentale era invece il porto di Miseno sulla costa tirrenica).
Ai tempi dell’Impero romano la città crebbe di importanza: il porto militare divenne anche porto commerciale con traffici mercantili verso tutto il Mediterraneo. Nel 402 l’imperatore dell’Impero romano d’Occidente Onorio trasferì a Ravenna la residenza imperiale da Milano, per sfuggire alle minacce di Alarico.
A Ravenna si giocarono le sorti dell’Impero d’Occidente allorché nel 476 venne deposto l’ultimo imperatore, Romolo Augusto, per mano di Odoacre, re degli Eruli. Il regno di Odoacre ebbe vita brevissima e il re dei Goti Teodorico, nel 493, rivendicò il controllo della città, dopo un lungo assedio. Il sovrano goto, che morì nel 526, si distinse per una politica di distensione soprattutto dal punto di vista religioso.
Divenuto imperatore d’Oriente Giustiniano I, egli avviò un programma politico mirato alla riconquista di quei territori dell’Impero Romano d’Occidente occupati da regni barbarici (Ostrogoti in Italia, Visigoti in Africa e Spagna). Per fare ciò diede l’avvio ad una offensiva militare nota come guerra gotica. Anche l’Italia rientrò ben presto sotto il controllo dell’impero d’Oriente. Giustiniano stabilì nella penisola un protettorato che ebbe sede a Ravenna, successivamente controllato da esarchi. Giustiniano, inoltre, si preoccupò di fare occupare il soglio vescovile ravennate da Massimiano, suo uomo di fiducia, che assunse, per volontà dell’imperatore e per la prima volta nella storia antica della chiesa, il ruolo di arcivescovo.
Nel 751 l’Esarcato cadde sotto l’offesiva dei Longobardi. Per volontà del re dei Franchi Pipino il Breve, la città nel 754 con il patto di Quierzy passò sotto il controllo del papa dando origine in tal modo al potere temporale della chiesa. Il patto di fatto non fu mai operativo in quanto i Longobardi rimasero in città fino al 756 e successivamente a tale data il potere fu esercitato dagli arcivescovi locali con l’appoggio dell’aristocrazia locale ed in forza di antichi privilegi che riconoscevano alla chiesa ravennate l’autocefalia e, quindi, l’indipendenza dal papato di Roma. I privilegi di cui gli arcivescovi godevano unitamente al potere e al prestigio portarono questi ultimi a posizioni di aperto scontro con i papi romani e appoggiarono gli imperatori, dagli Ottoni agli Svevi.
Ravenna ebbe un ordinamento comunale, prima sotto il controllo degli arcivescovi e successivamente fra le famiglie nobiliari che ambivano alla signoria. La prima cronologicamente fu la famiglia dei Traversari che resse Ravenna fino al 1275 a cui subentrò la famiglia dei Da Polenta. Fu in questi anni che Dante Alighieri trovò ospitalità a Ravenna e quivi morì per la malaria contratta durante un’ambasceria a Venezia per conto proprio della famiglia Da Polenta.
La signoria dei Da Polenta durò fino al 1441 anno in cui il controllo della città passò sotto il dominio veneziano. I veneziani governarono Ravenna fino al 1509.
Nel 1512, in occasione della guerra della Lega Santa, Ravenna fu teatro di scempio e sangue per la prima grande guerra con armeria moderna mai subita prima.
Successivamente passò sotto il controllo dello stato pontificio a cui rimarrà legata per i successivi 350 anni.
Dopo il momentaneo dominio napoleonico Ravenna torna nuovamente allo Stato Pontificio finché, nel 1859, in seguito ad un plebiscito, viene annessa al Regno di Sardegna, che diventerà dal 1861 Regno d’Italia.
Ravenna fu insignita del titolo di Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione in quanto insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

CONFERENZE SUI GEROGLIFICI EGIZI ALL’ARCI CREMA NUOVA 21-29/05/10

p064_1_01

Questo slideshow richiede JavaScript.

Visto il successo e la grande partecipazione di pubblico in relazione alle serate dedicate all’antico Egitto svoltesi nel mese di gennaio,abbiamo deciso di seguire nuovamente questo filone e dedicare a quest’affascinante civiltà altre due serate.La prima si è tenuta VENERDI’ 21 MAGGIO e si intitola “Le parole del dio: i segreti dei geroglifici”.Fra le conquiste più importanti del genere umano, la scrittura occupa sicuramente un posto di primo piano, perché ha consentito agli individui di comunicare e trasmettere le proprie conoscenze superando i limiti dello spazio e del tempo. I geroglifici egizi sono una delle forme di scrittura più antiche che l’uomo abbia inventato. Dietro questi simboli così naturali ed armoniosi è rimasta chiusa per oltre un millennio la voce della gloriosa civiltà egizia, fino a quando il genio dello studioso francese Jean-François Champollion ha dato al mondo la chiave per decifrarli. Paolo Belloni, coautore dei libri “Tutankhamon, immagini e testi dall’ultima dimora” e “ La stele di Rosetta e il decreto di Menfi”, ci conduce nel mondo affascinante dei geroglifici, raccontandoci la loro storia dalle origini alla riscoperta, gli scopi per cui furono adoperati dal popolo del Nilo, fino ai meccanismi di base che regolavano il loro utilizzo. È un’occasione preziosa per coloro che amano l’antico Egitto o ne sono semplicemente incuriositi, per conoscere da vicino la scrittura geroglifica e acquisire una minima familiarità con una delle invenzioni più belle dell’intelletto umano.
La seconda serata che si è tenuta SABATO 29 MAGGIO è dedicata alla presentazione del libro che si intitola: “LA STELE DI ROSETTA E IL DECRETO DI MENFI”.L’importanza della Stele di Rosetta, conservata al British Museum di Londra e visitata ogni anno da milioni di turisti, è nota al grande pubblico. Recentemente si è anche riacceso il dibattito circa una sua eventuale restituzione all’Egitto. Tuttavia ben pochi saprebbero riferire il contenuto del documento o l’esatta portata storica della sua decifrazione nel XIX secolo da parte dello studioso francese Jean- François Champollion. In quale modo questo celebre pezzo di granito grigio fu utile a quest.’ultimo per diradare le fitte nubi che avvolgevano la scrittura geroglifica? Che cosa avevano inciso gli antichi egizi sulla sua superficie? Qual era il contesto storico dell’Egitto quando la Stele fu incisa? I relatori vi accompagneranno in un suggestivo viaggio che partirà dal celebre reperto per svelarne la storia, il suo contenuto e che proseguirà a ritroso nel tempo tra i vicoli dell’opulenta Alessandria d’Egitto, per terminare accanto agli uomini dell’Armata d’Oriente e a quel gruppo coraggioso di scienziati che fornirono i primi mattoni. per la costruzione di un nuovo edificio: l’Egittologia. L’appuntamento non nasce come conferenza accademica riservata agli addetti ai lavori, ma come un’occasione per appassionati e semplici curiosi di approfondire la conoscenza di un reperto quasi mitico.La conferenza è stata tenuta da Alberto Elli, autore del libro” La stele di Rosetta e il decreto di Menfi” ed esperto di egittologia e lingue semitiche e da Paolo Belloni e Paolo Bondielli, collaboratori dell’autore e soci fondatori del sito http://www.egittologia.net.

TRENINO DEL BERNINA 26/09/09

Questo slideshow richiede JavaScript.

Appena partiti dalla stazione di Tirano si incomincia a salire leggermente, si supera il piazzale del Santuario Madonna di Tirano, splendido Santuario costruito a seguito dell’Apparizione della Madonna in questo luogo agli inzi del XVI secolo (29 settembre 1504). Poi il treno fa il “tram”, come in altre parti del percorso, lungo la via Elvezia circolando a lato della strada. Poco meno di 2 km dal Santuario viene superato il Confine Italo-Svizzero giungendo quindi alla stazione di Campocologno, in Canton Grigioni. La Valposchiavo è di lingua italiana ma il Cantone è a lingua base tedesca quindi da qui in poi esiste il bilinguismo. In questa stazione (ma anche nelle successive) possono salire i sempre cordiali doganieri svizzeri per un eventuale controllo (occorrono quindi sempre i documenti d’identità anche ora con i “Trattati di Schengen”), che si svolge normalmente mentre il treno prosegue il suo viaggio fino alla stazione successiva. Dopo circa 15 minuti si raggiunge il famoso “Viadotto elicoidale” di Brusio (unico al mondo interamente allo scoperto), dove il treno compie un cerchio di oltre 360° per guadagnare quota senza dover usare artifici particolari quali la “cremagliera” (rotaia dentata centrale tipica delle ferrovie di montagna), completamente assente infatti su tutta la rete della Ferrovia Retica (Ferrovia Bernina compresa quindi). Subito dopo troviamo la variante dovuta alla frana scesa qui il 14 dicembre 2008. La salita continua progressivamente, superato Brusio si raggiunge il Lago di Poschiavo a circa 1’000 m. di quota, indi Le Prese (dove il treno fa il “tram” sul laterale della strada, contromano in direzione Tirano), quindi si costeggia il fiume Poschiavino e, superata la strettoia di S.Antonio si raggiunge il bel borgo di Poschiavo, il capoluogo, a quota 1’014 m. sede di deposito-officina della ferrovia e dotato di un centro storico mitteleuropeo di notevole effetto (consigliata la sosta e la visita).
Partiti da Poschiavo si prosegue allontanandosi dalla strada del Passo Bernina salendo di continuo in mezzo a panorami spettacolari, con viste sulla Valposchiavo, sul Lago di Poschiavo e sulle Orobie Valtellinesi sullo sfondo fino a raggiungere le amene località di Cavaglia, ormai diventata località di vacanze estive ed invernali, la spettacolare Alp Grüm, con rifugio a quota 2’091 m. in un notevole punto panoramico sulla Valposchiavo di fronte al ghiacciaio Palü, e quindi il Lago Bianco e la stazione di valico Ospizio Bernina a quota 2’253 m., punto più alto della Ferrovia Bernina (che è la ferrovia trasversale alpina più alta d’Europa), con vista sul ghiacciaio Cambrena.

Dopo il valico, superato lo spartiacque (Mar Adriatico – Mar Nero) il treno scende verso l’Engadina entrando quindi nella zona linguistica reto-romancia (fermo restando il tedesco di base). Presto si raggiungono i primi impianti sciistici invernali, Lagalb e Diavolezza, per poi raggiungere lo spettacolare anfiteatro di ghiacciai detto del “Morteràtsch”, in località Montebello, unico punto del percorso dove si vede anche la vetta del Bernina alta 4’049 m. Ottima alla stazione Morteràtsch l’escursione a piedi alla base del ghiacciaio in estate. Raggiunta Pontresina infine si entra nell’atmosfera magica e mondana dell’Alta Engadina, con i suoi rinomati alberghi di gran classe (il primo che si vede è l’Hotel Walther alla fermata Suròvas). A Pontresina, si portrebbe prendere un treno in coincidenza per il resto del Cantone (Engadina Bassa, , Coira ecc.), se volete
Il treno del Bernina prosegue attraverso l’Alta Engadina per gli ultimi kilometri superando la chiesa di S. Gian a Celerina e raggiungendo presto la sua meta,
St.Moritz, una tra le più rinomate ed esclusive località mondane e di vacanza di tutta la catena alpina, definita la “Montecarlo delle Alpi”.
La Stazione di St.Moritz si trova a quota 1’775 m. ed i treni della Ferrovia Bernina partono sempre dal binario 6

p056_1_04